Le previsioni fatte da IDC parlano chiaro: quasi 30 milioni
di schede wireless vendute in giro per il mondo. E viene stimato che otre il
30% di queste installazioni non abbiano le misure minime di sicurezza.
Come ben noto, le stime vengono effettuate a livello mondiale,
ma nella nostra piccola realtà proprio di recente alcuni esperti hanno fatto
notare come a Milano un consistente numero di reti wireless sia insicuro e passibile
di essere bucato
L'unico modo per portare a buoni livelli la sicurezza di
una Wlan è appunto l'implementazione assieme al WEP di altri tipi di tecnologie
come le Virtual Private Network, oppure di sistemi di autenticazione come il
Radius.
La Wi-fi Alliance si sarebbe dovuta preoccupare di risolvere
questi gravi problemi di sicurezza, collaborando insieme all'IEEE nello sviluppo
del nuovo standard 802.11i.
Però si trovarono di fronte a importanti problemi, non potevano
creare un qualcosa di totalmente nuovo e quindi incompatibile con le quasi 30
milioni di schede installate.
Dovevano creare un qualcosa che poteva girare sull'hardware
già installato e doveva rappresentare al massimo un upgrade di un software.
Anche la creazione di un algoritmo di crittografia troppo complesso doveva essere
scartato, avrebbe di molto influenzato le prestazioni della wireless Lan, basti
pensare che sugli access point come microprocessori abbiamo dei 486, oppure
degli Arm7 o Powerpc che girano a 40 o 25 Mhz e di conseguenza poiché il traffico
normale occupa il 90% della CPU un'ulteriore stress per crittografare e decrittografare
i dati non sarebbe stato sopportato.
La nuova soluzione avrebbe dovuto richiedere al massimo due
milioni di istruzioni al secondo.
Per comprendere le piccole risorse che dovevano gestire gli
esperti, basti pensare che il tanto famoso 3des richiede circa 180 istruzioni
per byte, considerando che il throughput attuale in una wlan 802.11b è di circa
cinque Mbps che equivalgono a 625.000 byte al secondo questa implementazione
richiedeva circa 180 x 625.000 = 112, 5 milioni di istruzioni per secondo notevolmente
in eccesso nei confronti delle prestazioni delle cpu degli access point.
[pagebreak]
Sarebbe stato più semplice e più sicuro usare un nuovo algoritmo
di crittografia, ma questo era impossibile a meno di non rendere all'improvviso
tutti i device wireless in circolazione obsoleti.
L'unica strada da seguire era lavorare sul Wep e cercare
di renderlo più sicuro mediante degli add-on al suo algoritmo.
Il Wep (wired equivalent privacy) utilizza come algoritmo
di cifratura RC4. Lo scopo del Wep secondo quando afferma lo IEEE sarebbe stato
quello di far raggiungere alle reti wireless lo stesso grado di sicurezza di
una lan cablata 802.3, ma tale scopo non è stato raggiunto per un errato utilizzo
dell'algoritmo RC4.
Il funzionamento del wep è il seguente, inizialmente la chiave
Wep (40 o 104 bit) viene concatenata ad un vettore di inizializzazione (IV)
di 24 bit per formare una stringa da 64 o 128 bit che sarà data in input all'algoritmo
Rc4 per formare la chiave di cifratura dei dati.
Parallelamente i dati da crittografare vengono scomposti
in blocchi e concatenati con bit di checksum (ICV) per formare una stringa della
stessa lunghezza della chiave RC4. Infine viene effettuato lo XOR tra la chiave
RC4 e i blocchi a formare il testo cifrato cui viene aggiunto il vettore di
inizializzazione.
E' proprio l'uso di quest'ultimo ha determinato la maggior
debolezza del protocollo WEP infatti l'algoritmo RC4 risulta vulnerabile se
vengono utilizzate le chiavi per più di una volta.
Questo è esattamente quello che accade con il WEP, il vettore
di inizializzazione essendo soltanto lungo 24 bit, ammette uno spazio di solo
224 combinazioni. Inoltre il protocollo WEP prevede la reinizializzazione del
IV ogni qual volta si origini una collisione nella trasmissione dei pacchetti
dati.
Basti pensare che in una rete di medie dimensioni e con un
discreto volume di traffico sono sufficienti pochi minuti affinché vengano riutilizzate
le chiavi di cifratura.
Tramite per esempio meccanismi di criptoanalisi differenziata,
si può salire in poco tempo alla chiave WEP e decifrare tutto il traffico da
quel momento, oppure tramite un' analisi passiva è possibile determinare la
chiave WEP utilizzata.
I limiti del WEP sono cosi seri da aver trasformato una vera
e propria moda l'attività di caccia alle reti wireless insicure il ""Wardriving"",
per sfruttarle sia come accesso gratuito ad Internet a insaputa del proprietario,
oppure, nei casi peggiori come ponte per sferrare attacchi completamente anonimi.
[pagebreak]
Questi continui problemi e le continue lamentele da parte degli
utenti del WI-FI avrebbero di certo a lungo andare compromesso l'ulteriore sviluppo
del wi-fi.
Perciò forti delle problematiche che il nuovo standard avrebbe
dovuto necessariamente supportare , e i problemi che avrebbe dovuto risolvere
venne creato il Wi-FI Protect Access, basato su di un sottoinsieme delle caratteristiche
del futuro standard IEEE 802.11i che ormai è stato ratificato
Il WPA rispondeva a tutto quello che si era richiesto, era
compatibile con il vecchio standard, è sarebbe bastato un semplice upgrade software
senza necessitare di Hardware nuovo.
Lo scopo inoltre era anche quello di assicurare una maggiore
segretezza dei dati, e un sistema esatto di autenticazione tutto quello che
mancava nel wep.
Il nuovo protocollo per garantire la richiesta di una maggiore
segretezza dei dati ed un più robusto sistema di autenticazione è formato da
due differenti meccanismi :
1) Il Tkip comprende i seguenti elementi che vengono aggiunti
al WEP:
- Attraverso il MIC (Message integrity Code) si fornisce
un checksum molto più sicuro combinando e crittografando il Mac address del
mittente e del destinatario assieme ai dati che si dovrebbero scambiare. Proteggendosi
così contro falsificazioni di identità
- Contromisure destinate ad evitare che un possibile attacker
potrebbe venire a conoscenza di informazioni su particolari chiavi utilizzate
in gergo ""rekeyring""
- Un nuovo vettore di inizializzazione (IV) di 48 Bit, questo
significa che 248 pacchetti verranno scambiati con la stessa chiave temporanea.
Ciò significa che in occasione di traffico elevato, ci vorrebbero approssimativamente
100 anni per avvenire un possibile riuso della chiave, dato molto rassicurante.
- Unendo il packet key assieme al vettore di inizializzazione
si possono evitare attacchi diretti a scoprire debolezze nelle chiavi.
Il Tkip, grazie a questi quattro nuovi protocolli, lavora
principalmente sui punti deboli del WEP, risolvendo anche il grave problema
del riutilizzo delle key. Il processo inizia con un a chiave temporanea di 128
bit condivisa unicamente fra client e access point. Il Tkip combina questa chiave
temporanea con il MAC address della macchina client ed aggiunge un vettore di
inizializzazione di 16 ottetti, producendo in questo modo la chiave che verrà
usata per crittografare i dati. Questa procedura assicura che ogni stazione
usi un differente key stream per crittografare i dati. TKIP come il WEP usa
RC4 come algoritmo di crittografia, tuttavia il TKIP cambia la key ogni 10.000
pacchetti.
Con il WPA ogni utente ha la propria chiave di crittografia
e la stessa può essere cambiata periodicamente (di conseguenza chiavi dinamiche
e non più statiche).
Questo garantisce la non staticità delle chiavi assicurando
un'ulteriore sicurezza al network.
Il costo di questo algoritmo è circa 3,5 cicli di byte al
secondo su di un processore ARM7, e circa 5,5 cicli di byte su di un processore
486. Questo significa che avremo 3.1 Milioni d cicli su di un ARM7 e 4,8 Milioni
di cicli su di un 486.
[pagebreak]
Come detto in precedenza al massimo si dovevano utilizzare
sui due milioni di cicli al secondo, infatti questo provocherà qualche degradamento
di prestazioni sulle prime versioni di Access Point, ma non esistevano altri
sistemi crittografici che avrebbero offerto un consumo più basso di CPU ed un
tale sicurezza.
Successivamente verranno creati dei nuovi chip per gli access
point, in grado di usare l'AES, protocollo che dovrebbe presto sostituire il
TKIP.
Va precisato che il TKIP è un protocollo temporaneo e verrà
utilizzato fino a quando i produttori di hardware non implementeranno chip in
grado di usare l'algoritmo AES. Tutte le più grandi aziende gia si stanno muovendo
in questo senso, con lo studio di particolari chip in grado di supportare il
WEP, TKIP e AES.
2) Un sistema d'autenticazione basato su 802.1x e EAP
Altro difetto del WEP era proprio la mancanza del meccanismo
di autenticazione. Per rafforzarla il Wi-fi Protect Access implementa 802.1x
e l'Extensible Authentical Protocol (EAP).
Con il protocollo EAP (Extensible Authentication Protocol),
una connessione di accesso remoto viene convalidata da un meccanismo di autenticazione
arbitrario. Lo schema di autenticazione preciso da utilizzare verrà negoziato
dal client di accesso remoto e dall'autenticatore, ovvero il server di accesso
remoto o il server del Servizio autenticazione Internet (IAS). Grazie al protocollo
EAP è possibile una conversazione aperta tra il client di accesso remoto e l'autenticatore.
La conversazione consiste in richieste di informazioni di autenticazione da
parte dell'autenticatore e nelle risposte del client di accesso remoto. Una
volta che tutte le domande avranno ottenuto una risposta soddisfacente, il client
di accesso remoto verrà autenticato.
Queste due implementazioni assicurano un forte e sicuro metodo
di autenticazione.
La struttura utilizza un server di autenticazione centrale,
ad esempio un RADIUS, offrendo così un'autenticazione reciproca prima che avvenga
l'accesso al sistema.
Nelle reti aziendali il processo di autenticazione sarà gestito
da un server specifico che gestirà gli utenti dell'attuale WEP in maniera più
semplice.
Per le reti domestiche, che hanno evidentemente minori esigenze
in termini di sicurezza, è prevista una modalità a ""chiave pre-condivisa"",
questa modalità non richiede l'uso di un server, ma assicura un livello di sicurezza
certamente inferiore.
La prima stesura delle specifiche WPA è stata rilasciata
l'8 Novembre, ed i test sono partiti il 22 novembre. Le certificazioni inizieranno
il 3 febbraio 2003, secondo quanto dichiarato dai portavoce della Wi-Fi Alliance,
ed dopo un periodo transitorio di sei mesi nessun prodotto potrà ottenere la
certificazione Wi-fi se non supporta WPA.
Dal punto di vista commerciale soltanto nel primo periodo
sarà possibile vendere prodotti con il WPA attivato o non attivato, in seguito
è molto probabile che sia resa obbligatoria la vendita di prodotto Wi-Fi con
il WPA attivato.
Partiamo dal presupposto che la sicurezza assoluta non esiste,
ma è certo che questi passi da parte della Wi-Fi Alliance procedono sicuramente
nella direzione ideale. Per un definitivo e completo decollo di queste apparecchiature
è necessario che le imprese si sentano sufficientemente sicure nel far viaggiare
i propri dati, anche i più confidenziali, utilizzando la tecnologia Wireless.