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Ora il WiFi è un affare comunitario

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Inviato da d.damato 06 Ago 2005 - 08:34

Per il WFi comincia l’era della regolamentazione su scala europea. La Commissione di Bruxelles ha dimostrato di prendere sul serio la nuova tecnologia e ha avviato ufficialmente la settimana scorsa una fase di approfondimento.

Per il WFi comincia l’era della regolamentazione su scala europea. La Commissione di Bruxelles ha dimostrato di prendere sul serio la nuova tecnologia e ha avviato ufficialmente la settimana scorsa una fase di approfondimento.
Tanto per cominciare, l’esecutivo comunitario ha adottato una decisione che riserva esclusivamente alla tecnologia 'wifi' un' ampia porzione dello spettro di frequenze disponibile nei 25 paesi. La Commissione ha contemporaneamente fornito l’indicazione ai paesi membri che questa stessa occasione dovrà essere utilizzata per ridurre il divario di disponibilità e di accesso a Internet superveloce nelle aree urbane e rurali. La decisione adottata mira sostanzialmente a rendere più rapido e diffuso l'accesso al WiFi. Bruxelles ha imposto così a tutti gli stati membri di riservare due bande di frequenza (51505350 e 54705725 Mega Hertz, obbligatoriamente le stesse in tutta Europa) agli usi esclusivi del wifi. L'accesso a queste frequenze sarà definito da regole comuni e permetterà di ridurre i prezzi delle attrezzature e di alleggerire il sovraccarico che si registra attualmente nelle frequenze usate per le tecnologie senza filo.
Secondo le stime di Bruxelles il wifi registra al momento circa 120 milioni di utenti in tutto il mondo, di cui 25 milioni in Europa. Nel corso dei prossimi tre anni potrebbe arrivare complessivamente a quota 500 milioni. Gli sforzi a favore del wifi rientrano nella più ampia strategia elaborata da Bruxelles per favorire la diffusione delle tecnologie di accesso ad Internet ad alta velocità (quali sistema Adsl, fibra ottica e satellite), strategia sulla quale la Commissione Ue ha aperto un dibattito politico. L'obiettivo è riflettere sulle misure politiche da adottare perché l'accesso rapido al web non sia un privilegio limitato a chi risiede in zone urbane intensamente popolate nelle quali l'industria del settore è pronta ad investire in infrastrutture e in tecnologie innovative ma sia anche facilitato nelle aree rurali e più isolate, dove la pura logica del mercato e del profitto non suggerisce alle imprese di operare.
Secondo le stime di Bruxelles, il 90% della popolazione urbana europea ha la possibilità di avvalersi di collegamenti a banda larga, contro il 62% degli abitanti delle campagne, anche se le linee superveloci sono aumentate del 70% nell'ultimo anno, superando la soglia dei 40 milioni nell'Ue. La Commissione ha chiesto formalmente di avviare una riflessione politica su questo 'divario digitale' che rappresenta, in prospettiva, un serio ostacolo alla penetrazione globale delle nuove tecnologie, e che rischia di limitare il potenziale di crescita e di sviluppo dell'intera Unione europea.

Fonte:www.repubblica.it

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