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News : Il wifi che fa cambiare il "lavoro" dei lampioni
Sabato, 29 Settembre 2007 - 20:00 - 4598 Letture
News
Un progetto per collocare un’antenna su centomila pali della luce.

MILANO

«Noi siamo molto soddisfatti di come sta andando il mercato»: Davide Rota, amministratore delegato di Linkem è stato uno dei pionieri nella diffusione del servizio wifi in luoghi pubblici e negli ultimi due anni è diventato anche uno dei principali fornitori di servizi di connettività senza fili a banda larga per i comuni. «Il bilancio è molto positivo: il traffico generato dai nostri clienti è cresciuto ben oltre il 100% rispetto allo scorso anno, sebbene non sia cresciuto più di tanto il numero degli hotspot pubblici. Adesso stiamo lavorando per aprire il servizio anche negli aeroporti di Napoli e Bari». Ma la vera sorpresa arriva sai comuni: «il servizio che proponiamo, che è un mix di hyperlan e wifi, si sta dimostrando molto valido per coprire aree non servite dalla banda larga continua Rota siamo arrivati a 310 comuni, l'80% dei quali in Lombardia perché insieme al Piemonte si è dimostrata l'area più reattiva. Da quattro mesi viaggiamo al ritmo di 650 nuovi utenti a settimana: ovviamente sappiamo che ci fermeremo ad un certo punto perché non c'è un limite massimo di clienti per queste aree ma il segnale che arriva per il sistema mi sembra molto positivo». Un elemento a favore di Linkem è rappresentato dal fatto che molte municipalità rompono gli indugi perché hanno avuto garanzie di compatibilità con le nuove reti WiMaxi in arrivo: «L'unico apparato da cambiare, nel momento in cui diventerà finalmente operativo effettuata il WiMax, è l'antenna per la ricezione del segnale, ma questo è uno standard per tutti gli apparati».
Rota nutre invece qualche dubbio sul modello che sta ispirando, soprattutto all'estero, la realizzazione di wifi pubblico e gratuito nelle grandi città: «In generale è una buona iniziativa. In Italia è un fenomeno inesistente, a differenza degli Stati Uniti dove comunque ci si sta ponendo molte domande sulla titolarità e caratteristica del modello. In altre parole bisogna capire se stiamo parlando di un servizio universale, che viene messo a disposizione dei cittadini e pagato dalla collettività, oppure se si tratta di costruire un nuovo business model basato per esempio su ricavi pubblicitari».
(a.d.s.)

Milano come capitale di una sorta di età tecnologica della pietra? Insomma, Milano in fondo ottocentesca, vecchia e provinciale? Probabilmente sì. Se ci si guarda intorno tutto quello che si vede di "avanzato" sono un po' di telecamere sparse qui e là, messe giù per fare multe per portare a casa lo stipendio per i vigili urbani. Per il resto, niente. Ci sono in giro un numero limitato di hot spot per collegamenti wifi a Internet, ma sono di un'associazione privata di gente di buona volontà.
Poi capita che uno legge i giornali e scopre che la cittadina polacca di Szlarska Poreba è ormai tutta wifi, e gratis. Il progresso e il nuovo esistono, ma non a Milano, bisogna andare fino in Polonia. Oppure, cosa ancora più vicina e interessante, si viene a sapere che un gruppo di comuni del trentino ha fatto un consorzio e così i cittadini di quelle felici località con i loro telefonini possono chiamare un numero e chiedere (in linguaggio naturale, come farebbero con la nonna): "Quale è la farmacia di turno più vicina? A che ora parte l'autobus per Trento?". E una voce (un po' metallica) fornisce loro le risposte. Naturalmente, non si tratta dello zio del sindaco, ma di un computer.
Insomma, lassù nel trentino, fra le valli pieni di boschi, i cittadini parlano già con i computer e usano un linguaggio naturale (grazie alla tecnologia della Expert System di Modena), a Milano (città che aspira a ospitare l'Expò universale del 2011) uno deve arrangiarsi e telefonare ai vari uffici comunali oppure deve sperare di incontrare un vigile sulla sua strada.
E, in ogni caso, Milano sta diventando famosa nel mondo perché è l'unica città dove dal metrò non è possibile usare i telefonini: non c'è campo. E non c'è campo perché non ci sono le antenne. E non ci sono le antenne perché fra gli operatori, i gestori del metrò e il Comune non si è trovato un accordo sulla spartizione dei proventi del traffico. Una bega di paese. La faccenda è tanto più imbarazzante quando si ricorda che a Milano hanno sede tre dei quattro operatori di telefonia cellulare esistenti in Italia: il fornaio nella cui dispensa manca sempre il pane .
Milano, vera città di pietra dell'era tecnologica (almeno per quanto riguarda Internet e le telecomunicazioni). E questo nonostante la città abbia le risorse per essere davanti a tutti. Basta fare un piccolo elenco.
1 Qui c'è il miglior Politecnico esistente in Italia e dove sono nate quasi tutte le reti di telecomunicazioni esistenti oggi in questo paese. I suoi ingegneri sono fra i più bravi al mondo, ma non hanno nemmeno Internet per tutti i loro studenti (che è gente selezionata e laboriosa, mica scansafatiche in cerca di ragazze).
2 Qui c'è quello che possiamo considerare il papà di quasi tutti i tecnologici informatici italiani (Elserino Piol), vera fabbrica di idee e di progetti. Qualche tempo fa aveva inventato e proposto una cosa stupenda (le targhe elettroniche delle auto con il traffico gestito via satellite), ma non se lo sono filato, come non avesse nemmeno parlato. In compenso sono mesi che la politica locale litiga su cervellotici ticket contro il troppo traffico, che nessuno sa più come governare.
3 A Milano è nata, e ha sede Fatsweb, l'azienda che ha riempito la città di fibre ottiche e che ancora oggi rappresenta una delle più avanzate nella tecnologia della comunicazione.
4 Sempre a Milano, come già ricordato, hanno sede tre dei quattro operatori di telefonia cellulare italiana. Operatori che si vanno sempre più integrando con Internet e quindi con le tecnologie wifi.
5 Qui ha la sede uno dei maggiori Internet provider italiani (Alice, che poi è collegato, ovviamente, con Tim e con Telecom).
6 In città, infine, ci sono almeno una decina di software house (qualcuna con migliaia di dipendenti), capaci di impostare qualunque nuovo progetto e di portarlo a termine. E ci sono anche la Ibm, Microsoft, Cisco, cioè tre delle maggiori "firme" della moderna era tecnologica.
In una parola, a Milano c'è tutto quello che servirebbe per essere davvero una città di avanguardia sul piano tecnologico. Invece, ripeto, se si tolgono un po' di telecamere antiautomobilisti, c'è il vuoto.
Ma possono cambiare le cose? Forse sì, anche se, visti i precedenti, è bene essere prudenti.
Sul tavolo dei maggiorenti della città c'è un piano (nato per iniziativa del Politecnico) che potrebbe fare della capitale lombarda un punto avanzato della società informatica: si tratta di realizzare una completa e complessa rete wifi, in grado di coprire l'intera metropoli.
Il progetto non costa nemmeno molto (il comune ha già stanziato qualche soldo, anche se poi bisogna vedere quanto ci si metterà per la realizzazione, ammesso che si arrivi fino in fondo).
L'idea ruota intorno ai pali della luce (in centro ci sono i lampioni), che in tutto sono 100 mila. Da tenere presente che i quattro operatori di telefonia cellulare impiegano, per coprire tutta l'Italia, 50 mila "pali" (cioè antenne).
Sotto i "pali" di Milano corre, perché è stata sistemata a suo tempo, in vista di possibili utilizzazioni, una rete in fibra ottica. Il progetto è quello di sistemare un "access point", cioè un punto wifi", un hot spot, della rete a banda larga in cima a ogni palo. A quel punto l'intera città sarebbe di fatto servita da questa rete.
Il Politecnico ha anche messo insieme un modello di business, molto interessante e che potrebbe addirittura servire come modello per altre realtà (sembra che Roma si stia avviando lungo questa strada).
Si tratta di questo. La Rete wifi metropolitana avrebbe tre usi distinti:
1 Una quota verrebbe utilizzata dai vigili urbani, dalle forse dell'ordine e da altri servizi pubblici per le loro comunicazioni interne. In sostanza, il vigile urbano, anche in periferia, potrebbe essere sempre in contattoInternet con il suo comando grazie agli hot spot sistemati in cima ai pali della luce. E quindi potrebbe ricevere, e mandare, comunicazioni molto veloci e anche molto complesse. In caso di incidenti o tafferugli potrebbe anche mandare immagini (ormai tutti i telefonini più moderni sono attrezzati con il collegamento wifi).
2 Una quota (la maggiore) verrebbe adibita a servizio commerciale, come una normale rete Internet. E' previsto che ci sia un bando di gara e un operatore destinato a gestire il tutto. Il funzionamento dovrebbe essere del tutto analogo a quello di qualsiasi altro Internet Provider. Per entrare, quindi, servirà essere abbonati al servizio, avere un identificativo e una password. Per i turisti di passaggio in città, identificativo e password verrebbero forniti sia sms attraverso i telefonini.
3 Un'ultima quota verrebbe riservata per i "servizi sociali". In sostanza si prevede un ingresso a tariffe superagevolate (o addirittura senza alcuna tariffa) per alcune categorie "deboli (pensionati, anziani, studenti).
Se questa rete fosse realizzata, Milano diventerebbe una delle prime città a avere veramente Internet ovunque e dove chiunque potrebbe entrare in rete facilmente.
Non solo. Una volta che il sistema fosse in funzione potrebbe anche essere integrato con 4 mila microtelecamere da installare in cima ai pali e collegati alla centrale attraverso la fibra ottica. Si realizzerebbe così un controllo del territorio veramente efficace e veloce.
Questo è il piano (a grandi linee). Adesso bisognerà vedere se Milano deciderà di andare avanti o se, come è accaduto in altre occasioni, alla fine lascerà perdere per mettersi a litigare su qualche aiuola in più o in meno. Magari, alla fine, toccherà ai paesini del trentino realizzare il sogno della città "tutta Internet".

Fonte: repubblica.it
 

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