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News: Fon Milano, capitale del wireless
Mercoledì, 08 Novembre 2006 - 08:28 - 3456 Letture
News
La Milano cosmopolita, quella di chi viaggia tra Hong Kong e Burundi, si è posta una domanda: perché pagare l’accesso a internet quando sono fuori casa se già pago un abbonamento a casa?

Dalla risposta conseguente è scoppiato il Fenomeno Fon, in pochi mesi i foneros milanesi hanno toccato quota 200. Felici e wireless.
Fon è la rivoluzione copernicana della banda larga, cioè un social router che grazie all’installazione di un software nel proprio router wi-fi permette di condividere la propria connessione con tutti gli utenti iscritti. Ogni connessione diventa un hotspot (un punto d’accesso), da cui ogni membro della community nel raggio di 100 metri può accedere a internet. Gratuitamente.
Il potenziale fonero deve rispondere a due requisiti base: avere una connessione a banda larga e un router Linksys o Buffalo. Per la prima è sufficiente rivolgersi a un qualsiasi provider, mentre per procurarsi il router (a meno che non lo si possieda) sono necessari 5 euro e cinque minuti sul sito Fon. Questo è l’unico costo che il fonero deve affrontare, piuttosto moderato rispetto ai 60 euro che si pagano normalmente. Scelti uno user e una password, si diventa hotspot. E, al termine di questo percorso di iniziazione, i 200 milanesi si sono trasformati in 200 foneros. Ognuno di loro è un puntino arancione sulla Fon mappa di Milano, in modo che tutti gli iscritti sappiano in che punto della città possono connettersi. Chi programma un viaggio a New York deve semplicemente inserire l’indirizzo in cui si troverà e avrà l’elenco dei foneros della Grande Mela in ordine di vicinanza. Il servizio, però, non è offerto solo ai Linus (i membri della community) ma è aperto anche agli Alien, cioè i pagani che non si sono convertiti a Fon: 3 euro al giorno o 10 euro per cinque giorni, e possono godere delle delizie del wi-fi globale. Questo è possibile grazie ai Bill, quei membri della community che decidono di vendere la propria connessione, dividendo equamente (50%) i profitti con Fon.
“E’ un grande successo – spiega Stefano Vitta, il primo fonero italiano – perché garantisce l’accesso alla rete a costi minimi e senza sovrastrutture particolari e difficilmente trasportabili, è un passo avanti per il benessere digitale”.
Nato in Spagna dalle mente di Martin Varsavsky, Fon ha raggiunto il milione di iscritti a meno di un anno dalla nascita, e sta scalando le vette del wi-fi. Il social router più famoso del mondo ha ottenuto dai suoi backers (investitori) – Google, Skype e Sequoia – un finanziamento di 18 milioni di euro per la diffusione del suo progetto. Varsavsky regalerà Fon a tutte le aziende che accetteranno di condividere parte della loro connessione con la community. In cambio, naturalmente, avranno l’accesso gratuito a tutti gli hotspot del mondo. In parallelo, com’era prevedibile, sta stringendo accordi con i provider di banda larga e ha già firmato con il produttore di router Planex per distribuire il suo software con un modello di licenza open source.
Standing ovation. I 200 milanesi si agognano la palma dei cosmopoliti, affaristi e risparmiatori. Ma, essendo ancora residenti nell’Italia degli italiani, prima di entrare a pieno titolo nella community devono risolvere due problemi. Il primo è la compatibilità tra Fon e il Decreto legge 144/2005, altrimenti detto Decreto Anti-terrorismo, che pone vincoli rigidissimi ai fornitori di connessioni internet. Ogni utente, ad ogni accesso, deve autenticare la propria identità ed essere in grado di fornire (su richiesta) copia di un documento di identità e l’intero pacchetto dei propri dati anagrafici. In più bisogna rendere note tutte la attività svolte, dai siti frequentati al numero di mail spedite, il che ha indignato tutti i foneros: “Grazie alla registrazione degli utenti – posta nel suo blog Luca Zappa, fonero senior – la connessione Fon è infatti sicurissima, e molto meglio della miriade di reti wi-fi non protette, che sicuramente non rispettano alcuni punti della legge in questione”.
Secondo problema, italianissimo, è che ai provider spesso non è dato di rivendere o mettere in comune le proprie connessioni, elemento che soffoca qualsiasi possibilità di sopravvivenza di un social router. Nonostante questo, gli italiani che si iscrivono a Fon stanno aumentando, oggi ci sono hotspot in 140 città, da Roma a Bitonto. Bisognerebbe cambiare legge: foneros di tutto il mondo, unitevi.

Autore:Veronica Fernandes

Fonte:www.ifgonline.it
 

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