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News: Wimax, vorrei ma non posso
Venerdì, 27 Ottobre 2006 - 03:01 - 3039 Letture
News
Mentre negli altri Paesi si assegnano le licenze, l'Italia aspetta che ministero della Difesa e delle Comunicazioni si mettano d'accordo.

A giugno 2005 eravamo troppo ottimisti. Scrivevamo infatti che accedere senza fili a internet in banda larga sarebbe stato possibile anche in Italia entro la fine del 2006. E invece la burocrazia ha avuto la meglio sulla tecnologia Wimax che consentirebbe di estendere tramite un segnale radio la copertura Adsl italiana anche a zone difficilmente raggiungibili via cavo. Risultato: mentre la Germania sta per assegnare le sue concessioni, la Francia distribuisce le licenze e rende operativo il Wimax, l'Italia (insieme ad Albania, Belgio, Bosnia Erzegovina, Lussemburgo, Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia) sarà fra gli ultimi Paesi in Europa a offrire accesso wireless alla Rete. Se tutto va bene se ne riparlerà a fine 2007.

Prima di un anno infatti il ministero della Difesa non renderà libere al ministero delle Comunicazioni le frequenze radio pressoché inutilizzate (un tempo erano impiegate dai marconisti e oggi da alcuni radar) sulle quali funziona la tecnologia Wimax. Il ministro Arturo Parisi ha confermato le richieste astronomiche del suo predecessore per liberare le frequenze. Ha chiesto infatti al collega Paolo Gentiloni 300-400 milioni di euro, quando in altri paesi il business del Wimax ha raccolto a malapena i 150 milioni. Nel frattempo l'Italia resta al palo. A farne le spese sono gli utenti, che ancora non si sono organizzati in una protesta, ma che fanno sentire singolarmente la propria voce sul web, anche sul blog personale del ministro Gentiloni.

Ma non c'è soltanto la burocrazia a bloccare lo sviluppo della banda larga wireless. Sembra che le società di telecomunicazioni italiane siano poco interessate a investire in questo settore. Probabilmente perché a investimenti non troppo alti (in termini di acquisto di licenze e infrastrutture) corrisponderebbero ricavi non troppo elevati, almeno a breve termine. Evidentemente chi è ai vertici non comprende che la diffusione di internet veloce su tutto il territorio nazionale è più importante: rappresenta un'occasione di sviluppo anche per quei territori periferici del Paese, ma anche nelle grandi città già ipercablate consentirebbe la realizzazione di un accesso always on.

Anche la voce dell'Associazione italiana internet providers è rimasta inascoltata. L'associazione, che fra i propri scopi statutari ha "la divulgazione di internet e delle sue applicazioni in tutte le forme" e "la promozione di un mercato dei servizi di internet anche attraverso la eliminazione di barriere che ne ostacolano la crescita", sostiene infatti da tempo "un allargamento delle possibilità di utilizzo di strumenti wireless a bassi costi sia in termini di tecnologia che di licenze nel più breve tempo possibile".

Ma è proprio vero che il Wimax rappresenti l'unica alternativa senza fili all'adsl? Non sono d'accordo i rappresentanti dell'associazione Anti digital divide artefici in aprile di una protesta che ha avuto eco anche sul blog di Beppe Grillo. Il presidente Maurizio Gotta spiega: «Avremmo un'alternativa abbastanza praticabile che è quella dell'accesso a internet attraverso la rete elettrica, le powerline, ma non viene attuata. Inoltre su frequenze condivise si possono raggiungere risultati simili al wimax con le hiperlan. Praticamente è una specie di wi-fi che gira su frequenze dai 5,2 e 5,8 Gigahertz con un limite di 1 watt che consente di percorrere distanze maggiori. Ne abbiamo appena realizzata una in provincia di Cuneo». Per non parlare dell'Ultra wide band, tecnologia simile o addirittura migliore del Wimax, che risolverebbe il problema ma non è sfruttabile dal punto di vista commerciale.

Quali quindi i motivi del mancato sviluppo di reti broadband wireless? «L'idea - spiega Gotta - è quella che ci sia un interesse economico da parte dei soggetti in gioco che hanno investito dei soldi nell'Umts, a far sì che non vengano ad affermarsi altri mezzi di comunicazione. Sennò i miliardi delle licenze Umts, sarebbero stati spesi inutilmente. Non mi stupirei che esista un documento dello Stato in cui si tutelino le aziende che hanno investito nell'Umts, a fronte di tecnologie migliori». Ma perché in Europa invece tutto questo non è accaduto? «L'infrastruttura all'estero - conclude Gotta - è in mano a diversi operatori, mentre in Italia è in mano in maniera maggioritaria a un solo operatore, Telecom Italia. La mancanza di concorrenza impedisce lo svilupparsi di un'offerta alternativa».

Intanto c'è chi non si limita ai confini territoriali e si muove per un'alleanza in grado di "collegare il prossimo miliardo di utenti a una rete mondiale a banda larga Wimax".

fonte: magazine.libero.it
 

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